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martedì 24 febbraio 2009

Vialli, il doppio ex: «Contropiede e difesa bassa, così la Juve potrà farcela»


Gianluca Vialli, come finisce questo Italia-Inghilterra di Champions? 
«Io dico 2-1 per noi. Perché consideriamo il calcio un lavoro, mentre per loro è sempre stato un gioco. Anche se negli ultimi anni ci hanno superato grazie ai tecnici stranieri che hanno portato organizzazione e metodi più professionali, continuano a ritenerci quelli che vincono le partite in modo machiavellico». 
Chelsea-Juve è la sua partita. 
«E io sono felice di questo incrocio, così potrò sfottere gli amici inglesi o quelli italiani. Sulla carta è favorito il Chelsea, ma la Juve di sabato è la squadra più umile che abbia mai visto: ha accettato che fosse il Palermo a fare la partita e poi sfruttato le occasioni. Proprio per questo esprime il massimo contro le squadre più forti. Non mi è sembrata brillantissima, ma non so se per la condizione generale o perché si è risparmiata per domani». 
Hiddink è già riuscito a dare la sua impronta? «Sì, l'ho capito dall'atteggiamento dei giocatori. Il messaggio è: non era colpa nostra se andavamo male, senza Scolari siamo tornati forti. Adesso vorranno ribadirlo in Europa. Col vecchio allenatore sarebbe stata favorita la Juve». 
Come si ferma il Chelsea? 
«Ci sono duelli fantastici: Drogba e Anelka contro Legrottaglie e Chiellini, che insieme si migliorano a vicenda, dall'altra Del Piero e Amauri contro Terry e Alex, una delle coppie difensive più affidabili. Potrebbero spuntarla i difensori sugli attaccanti e a quel punto diverrebbe fondamentale il centrocampo, dove la Juve deve creare la superiorità numerica. Ma la cosa più importante è che la squadra di Ranieri punga continuamente per far capire al Chelsea che può fargli male in contropiede e non lasciarsi schiacciare». 
Da cosa deve guardarsi la Juve? 
«Dagli inserimenti di Ballack e di Lampard. Gli automatismi difensivi della Juve rasentano la perfezione, ma se c'è una squadra che può farli saltare è proprio il Chelsea. Io abbasserei un po' la linea di difesa».

Pradé contro Mutu


Va bene, la Champions League... Ma la domenica di vigilia per la Roma, trascorsa davanti alla tv a guardare le avversarie per il 3° e 4° posto non ha confortato i dirigenti romanisti: il Milan che riallunga con la spintarella di Inzaghi, il fallo di Mutu che propizia la vittoria viola... Il Ds Pradè, in partenza per Londra, non faceva nulla in aeroporto per nascondere il proprio disappunto: una smorfia del viso, parole pacate ma ferme. Ha seguito Fiorentina-Chievo e il suo finale: il fallo di Mutu su Mantovani che dà il via all’azione del goal della vittoria che risbatte la Roma al sesto posto. Brighi che non vede. «Ma come ha fatto, era lì! Il finale di Fiorentina-Chievo mi ha messo di malumore», dice il ds ai tifosi che lo avvicinavano.

Vieira non convocato per il Manchester: s'infuria


Patrick Vieira fuori dall’elenco dei convocati per il match contro il Manchester. La decisione presa daJosé Mourinho ha fatto notevolmente arrabbiare il francese che al termine dell’allenamento di ieri pomeriggio ha abbandonato la Pinetina molto contrariato e sorpreso dalla scelta dopo un colloquio di alcuni minuti avuto con il suo allenatore. La sua esclusione è di natura squisitamente tecnica perché l’ex bianconero ha fatto sapere di star bene, di essere pronto per giocare e di non aver più avvertito dolori al tendine d’Achille sinistro che lo ha tormentato per quasi tre mesi. Per Vieira è stata una doccia fredda perché, dopo i sacrifici fatti in Francia per tornare il prima possibile in campo, credeva di essere vicino al top. Sperava di essere titolare già sabato a Bologna ed invece, dopo i 15' nel derby, anche al Dall’Ara ha disputato solo l’ultimo spezzone del match. Quella di Vieira non è l’unica esclusione eccellente visto che neppure Materazzi, Mancini e Jimenez sono stati convocati. Anche loro per scelta tecnica. Matrix, reduce dal recupero dopo un lieve infortunio, credeva di essere almeno in panchina e invece come centrali gli sono stati preferiti Rivas, Chivu, Cordoba e Burdisso. Certo non ha gradito. Mancini e Jimenez, invece, con la tribuna stanno iniziando a prendere confidenza... 

Napoli sotto scorta: ostaggio degli ultrà

La bella favola del Napoli di Aurelio De Laurentiis, volato per lavoro a Los Angeles più lontano possibile, rischia di evaporare per una serie di eventi sconcertanti. Il club proiettato verso una dimensione internazionale di colpo è ripiombato in un passato buio, con gli ultrà a dettare legge e la squadra lasciata in ostaggio da una società incapace di farsi rispettare. Ieri sera, dopo tentativi di depistaggio per un incontro che doveva rimanere segreto, un gruppo di rappresentanti delle curve è stato ospitato a Castelvolturno — lì dove ai mass media è stato vietato nell'ultima settimana di seguire persino gli allenamenti — per un incontro con la squadra, col d.g. Pierpaolo Marino che abdica al proprio ruolo e consente un ulteriore precedente incredibile, dopo l'assedio di domenica e la decisione di un ritiro presa dai capi ultrà.

I giocatori sono smarriti, sconcertati per l'incontro «imposto» di ieri sera, impauriti e imbavagliati da una società che impedisce loro di parlare in pubblico, di difendersi dopo essere stati lasciati in pasto a una piazza ora inferocita. Inoltre i silenzi di Marino — unico dirigente con pieni poteri: conferiti dal patron De Laurentiis — a bocca chiusa dalla gara col Bologna, fa sì che all'apparenza tutte le colpe ricadano sul tecnico Reja e sul suo gruppo sfilacciato. Così non si fa altro che peggiorare la situazione sotto il profilo psicologico, con giocatori che da gennaio hanno passato più giorni in ritiro che a casa e che ieri sono stati costretti a ricevere le famiglie come «reclusi» a Castelvolturno, per le poche... ore d'aria concessa. Perché una cosa è giocare male, un'altra minacciare violenze. Idee e capacità non mancano a De Laurentiis, riuscito in 4 anni a rilanciare la squadra dalla C alla A, ma adesso si è a un punto di non ritorno. Per compiere un ulteriore salto di qualità occorre un'organizzazione societaria di ben altro profilo.

Milano pazza di Beckham: «Scudetto? Non è finita...»


Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sull’impatto diDavid Beckham sul Milan, ieri si è dovuto definitivamente ricredere. Lo Spice Boy ha raggiunto intorno alle 16.30 l’Adidas Store del centrale corso Buenos Aires invaso da tifosi e curiosi. Una folla talmente ampia (più di 500 persone di tutte l’età) che ha costretto i vigili a chiudere 200 metri di strada. Viabilità bloccata e palcoscenico a un Beckham super disponibile: sorrisi, autografi su cartoline e magliette - ne sono già state vendute 10mila in due mesi (quasi 1 milione di euro di incasso), in proporzione molte di più di quelle di Ronaldinho - ma soprattutto foto con dodici fortunati (e a scattare ci si è messo lo stesso David). «È pazzesco questo affetto, sono felice di passare giornate del genere. Milano è una città fantastica, spero - ha sorriso - di non aver creato disagi per il traffico...». Il pomeriggio è servito a Beckham per presentare la sua nuova scarpa, ma anche per ribadire la propria posizione: «Impossible is nothing, niente è impossibile, è un ottimo detto: se nella vita vuoi davvero qualcosa, ci devi credere. Io ho già detto che spero di rimanere al Milan. Tutti pensavano che venissi per motivi di pubblicità, invece... Aspettiamo». Beckham ha poi ribadito il proprio tifo per stasera («gioco nel Milan e sono cresciuto nel Manchester United, quindi...»), la speranza per lo scudettoè importante restare attaccati alla Juve e poi chissà, non dico mai che è finita») e ha risposto elegantemente al Mourinho polemico: «È un grande manager, rispetto la sua opinione, ma nonostante i punti di distacco dall’Inter considero il Milan la squadra italiana più forte. Inzaghi da squalificare? Non credo».

Adriano: «Io e Ibra li prendiamo a spallate»

Inizio gennaio, lei e Mourinho faccia a faccia: le parole che cambiarono tutto? «Mi disse: "Voglio che resti: qui ti vogliamo tutti bene, devi solo lavorare come si deve e questo dipende da te". Ero tornato dal Brasile e avevo paura di conoscere il mio destino: venduto? prestato? Quelle parole, che poi mi disse anche Branca, bastarono a ridarmi fiducia».

E da quel giorno Mourinho non ha smesso di martellarla? «Lui ha una cosa di bello: se hai dei dubbi, sa sempre come spiegarti cosa fare. Mi ricorda un sacco Prandelli, due allenatori diversi da tutti gli altri che ho avuto. Semplificando potrei ricordare quello che mi ha detto Mourinho un giorno: "Io ho due figli maschi: uno è a casa e uno sei tu". Sono allenatori che mi hanno parlato tanto, che hanno saputo come starmi dietro. E' il modo giusto per prendermi: diciamo il migliore per me».

E invece in questi giorni Mourinho cosa le ha detto? «"Vai in campo sempre con questa voglia, perché se ce l'hai dentro, non c'è difensore che ti può fermare"».

E' per questo che disse: contro il Manchester ci vuole la bestia? «Se c'è una cosa che non manca a me e Ibrahimovic è il fisico: difendiamo bene la palla, così la squadra può respirare, salire. E poi ci piace fare a sportellate, a me in particolare: è bello provare a far paura ai difensori. Sì, anche a Ferdinand: l'ho già affrontato con la nazionale, è molto forte, ma farò di tutto per metterlo in difficoltà».

Domani o a Old Trafford, un suo gol che vale la qualificazione: ci pensa? «Ho pensato che sarebbe il gol più importante della mia storia all'Inter. Ho fatto gol nel derby, è vero, ma di derby ce ne sono due all'anno: sfide così, invece, chissà».

E' la volta buona, per l'Inter? 
«Io dico questo: chi passa fra Inter e Manchester vince la Champions. Non chiedetemi perché, ma sento che sarà così».

Il Frosinone le suona all'Ancona, Pisa e Salernitana non si fanno male

Clamoroso scivolone interno per l'Ancona, sia nella sostanza che nella forma. I marchigiani, infatti, sono usciti sconfitti per 1-4 dalla sfida interna col Frosinone, trascinatoda Cariello.

Si è invece concluso sullo 0-0 un altro match che interessava due squadre della zona medio-bassa della classifica, vale a dire Pisa e Salernitana.

Ecco i risultati dei posticipi del 27° turno in Serie B:


Ancona-Frosinone   1-4
10' Cariello (F), 32' Eder (F), 33' aut. Scarlato (F), 51' Scarlato (F), 78' Cariello (F)
Pisa-Salernitana   0-0