Antonio Di Natale è orama il simbolo dell'Udinese. Una carriera, quella dell' attaccante napoletano, che vista la sua classe avrebbe forse potuto essere maggiormente gloriosa, come confessa egli stesso, comunque senza eccessivi rimpianti, in una intervista rilasciata sull'inserto della Gazzetta dello Sport, Sportweek.
"Sono rimasto a Udine per tanti motivi: sono in una squadra che ogni anno si gioca la qualificazione in Champions League; ma soprattutto sono in una citta che la domenica pomeriggio, comunque sia andata la partita, mi dà la possibilità di poter stare tranquillo, non avere pressioni eccessive. In altre città, per esempio come Roma, quando le cose vanno male è meglio se non esci di casa".
Non manca però qualche piccolo rimpianto per non aver fatto il salto di qualità, forse nella Roma: "Non mi ha mai contattato nessuno della società giallorossa. Ed anche se io avevo una parola con l'Udinese, confesso che sicuramente una proposta della Roma non mi avrebbe sicuramente fatto schifo".
Che i capitolini siano ancora in tempo, magari per la prossima stagione...
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domenica 1 marzo 2009
Galliani marca stretto il Milan
Adriano Galliani vara l'operazione 'pressing totale'. Ormai la decisione è presa: l'a.d. milanista metterà sotto il suo diretto controllo la squadra, intesa come giocatori e staff tecnico, e ogni componente che le ruota attorno, vale a dire settore medico e atletico.
«Voglio vedere, giocatore per giocatore, l'intensità dell'impegno in allenamento - comunica Galliani - .Intendo verificare come procede il recupero degli infortunati, come va la preparazione e anche qualche altro aspetto. Di qui al 31 maggio farò il capoazienda non più da via Turati, ma da Milanello. Sarò presente al centro sportivo ogni volta che potrò e garantisco che sarà molto sovente».
Evidentemente ciò che è emerso dai confronti di venerdì scorso con squadra, tecnici, staff medico e atletico non l'ha soddisfatto del tutto. «C'è stata semplicemente una presa di posizione della società: abbiamo detto a tutti ciò che già sapevano, ovvero che la qualificazione alla Champions non può sfuggire» spiega il dirigente rossonero che, pur non lanciando accuse pubbliche, pone l'accento sulla lunga lista di infortuni, considerati la causa principale degli ultimi fallimenti.
«Siamo stati falcidiati. Il problema è questo, mi sembra evidente. La squadra pensata in estate prevedeva Nesta, Kaladze, Gattuso, Kakà e Borriello. Con l'organico al completo, resta una formazione da top Europa. La verità è che quando giochiamo con Gattuso e Kakà, normalmente, non perdiamo. Senza il brasiliano abbiamo perso 5 volte in campionato e siamo usciti dall’Uefa».
Su Ancelotti: «Con Ancelotti abbiamo raggiunto traguardi straordinari. Gli attuali medici e preparatori sono gli stessi che ci hanno condotto in cima al mondo. Non si possono giudicare una società, un tecnico o dei professionisti in base all'ultimo risultato».
Infine, l'ultima rassicurazione: «La società non è in vendita. E' corretto che la smentita sia arrivata dalla Fininvest, visto che possiede 99,9% delle azioni del Milan. Silvio Berlusconi continua ad avere una grande passione per questa società».
Juve, Marchisio da tre punti
La Juventus si è già rialzata. La sconfitta di Londra, 1-0 a Stamford Bridge in Champions, non è stata somatizzata, ma anzi è già cicatrizzata. Grazie ad un 1-0 striminzito e bruttino, ma fondamentale, sul Napoli, nell'anticipo serale della 26ª giornata di campionato. Che riporta momentaneamente la Vecchia Signora a -6 dall'Inter. Merito di un gol fortunato, ma pesantissimo di Marchisio, all'ennesima eccellente prestazione di una stagione che sa di consacrazione. Il Napoli tiene testa alla Juve come aveva fatto all'Olimpico già in coppa Italia, quando si era arreso ai rigori. Ma stavolta la sconfitta arriva nei regolamentari, e porta ad otto i k.o. consecutivi della squadra di Reja in trasferta. Non è bastata la generosità, in avanti i partenopei hanno prodotto pochino.
BOTTA E RISPOSTA - Il primo tempo si gioca a ritmo blando. La Juve sembra stanca - nonostante Ranieri abbia cambiato sei titolari rispetto alla gara di Champions di Londra con il Chelsea -, il Napoli stenta a sviluppare una manovra convincente, complice anche l'assenza di Gargano. I bianconeri fanno la partita, ma di occasioni eclatanti ce n'è una per parte. Per la Juve il sinistro al volo di Trezeguet sul cross di Marchionni, Navarro si salva con un grande riflesso. Per il Napoli il tacco di Denis per Hamsik, fermato in uscita sottoporta da un super Buffon.
MARCHISIO GOL - Quando sembra che all'intervallo si debba andare sullo 0-0, arriva il vantaggio dei padroni di casa. Fortunato. Segna Marchisio, il più lucido del centrocampo della Vecchia Signora, con un tiro dalla distanza: è determinante la deviazione sfortunata di Blasi che spiazza Navarro. Secondo gol di Marchisio in serie A, entrambi segnati in questo campionato.
NAPOLI GENEROSO - Nella ripresa il Napoli è più propositivo, ma poco efficace. Reja ha inserito Datolo, buon piede ma un po' compassato, ed è passato alla difesa a 4. Dopo 18' minuti Ranieri rilancia Salihamidzic, fuori da tutta la stagione. Esce Giovinco, anche oggi "sacrificato" da esterno sinistro. E Marchioni diventa trequartista, un po' spaesato, del rombo di centrocampo. La Juve stenta nel costruire gioco, Ranieri toglie anche Del Piero, poco brillante, e inserisce Amauri. Il finale è il forcing del Napoli, tutto in avanti, ma poco lucido. Lavezzi segna, ma la rete è invalidata dal fuorigioco di Cannavaro. La Juve si chiude nel suo guscio. E tiene botta. E i tre punti. Per stasera può bastare.
mercoledì 25 febbraio 2009
Ehi, Ranieri, hai sentito Camo? "Preferivo come giocavamo prima!"
Alla vigilia del match più importante della stagione per la Juventus, in casa di un
Chelsea che ha tratto nuova linfa dall'arrivo del santone Hiddink, Mauro German Camoranesi suona la carica dalle pagine della Gazzetta dello Sport - "a Londra ripeteremo l'impresa di Madrid" - ma a sorpresa approfitta dell'occasione, con tempistica forse non eccezionale, per rivolgere qualche appunto tattico al suo allenatore.
Lo spunto è la mutata posizione in campo dell'italo-argentino: "Perchè gioco sempre meno sulla fascia? Quest'anno il nostro gioco è un po' cambiato, cerchiamo meno la profondità e gli esterni si accentrano dietro alle punte. Preferivo come mi muovevo prima". Chissà se Ranieri prenderà nota...
Anche se poi alla fine quello che conta sono i risultati ed allora... "Se mi piace come gioca la Juve? Ci sono partite in cui gioca bene e altre meno... La cosa strana è che nell'ultimo mese le prestazioni non hanno coinciso con i risultati".
Lo spunto è la mutata posizione in campo dell'italo-argentino: "Perchè gioco sempre meno sulla fascia? Quest'anno il nostro gioco è un po' cambiato, cerchiamo meno la profondità e gli esterni si accentrano dietro alle punte. Preferivo come mi muovevo prima". Chissà se Ranieri prenderà nota...
Anche se poi alla fine quello che conta sono i risultati ed allora... "Se mi piace come gioca la Juve? Ci sono partite in cui gioca bene e altre meno... La cosa strana è che nell'ultimo mese le prestazioni non hanno coinciso con i risultati".
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Gattuso su Amauri: “Ha scelto il Brasile, noi mica siamo l’Azerbaijan…”
Gennaro Gattuso non è un tipo che le manda a dire, e lo dimostra in ogni occasione nella quale ha la possibilità di esprimere la propria opinione sui principali temi calcistici.
Intervistato ai microfoni di Sky Sport, il centrocampista rossonero interviene sulla question Amauri-Italia: “Il campione non si discute ma ha gestito male la vicenda– confessa il giocatore - prima aspetta il Brasile... ma noi non siamo l'Azerbaijan o la Finlandia, noi siamo l'Italia, abbiamo vinto quattro coppe del mondo e il nostro calcio non ha nulla da invidiare a nessuno. Penso sia giusto che giochi con il Brasile”.
Essendo Gattuso uno dei leader carismatici dello spogliatoio azzurro, come potrebbe essere accolto Amauri nello spogliatoio, dovesse optare per la nostra nazionale? A Lippi questo "piccolo" problema...
Intervistato ai microfoni di Sky Sport, il centrocampista rossonero interviene sulla question Amauri-Italia: “Il campione non si discute ma ha gestito male la vicenda– confessa il giocatore - prima aspetta il Brasile... ma noi non siamo l'Azerbaijan o la Finlandia, noi siamo l'Italia, abbiamo vinto quattro coppe del mondo e il nostro calcio non ha nulla da invidiare a nessuno. Penso sia giusto che giochi con il Brasile”.
Essendo Gattuso uno dei leader carismatici dello spogliatoio azzurro, come potrebbe essere accolto Amauri nello spogliatoio, dovesse optare per la nostra nazionale? A Lippi questo "piccolo" problema...
Amauri, primo passo da italiano: da Potenza Picena sono passati Camoranesi e Cicinho
Cicinho, Paulo Cesar, Renan Da Silva… Amauri?Sembra proprio che l’attaccante della Juventus sia in predicato di diventare l’ennesimo brasiliano a sceglierePotenza Picena come luogo dove eleggere la propria residenza e, qui, avviare le pratiche per la cittadinanza italiana, sia essa di “sangue” che acquisita.L’indiscrezione è trapelata da Torino e mentore dell’operazione sarebbe l’avvocato civitanovese Giovanna Cipolletti, famosa per aver risolto le pratiche di cittadinanza appunto di Cicinho (San Paulo, Real Madrid, Roma), di Paulo Cesar (Paris Saint Germain e Tolosa) e Renan (San Paulo, Botafogo e Victoria Bahia). I contatti professionali dell’avvocato Cipolletti con il calcio brasiliano sono ormai noti (vedi Dunga, attuale allenatore della nazionale) ed Amauri potrebbe essere l’ennessimo asso carioca della “sua” scuderia.
Contattata telefonicamente, la Cipolletti ha tenuto un doveroso riserbo professionale sulla questione, non smentendo e non confermando le indiscrezioni sulla vicenda Amauri. Sta di fatto che già quando era al Palermo il procuratore di Amauri avrebbe avuto contatti con l’avvocato Cipolletti. Cosa sia maturato in questi mesi non è dato ancora sapere. Ma tenendo d’occhio l’ufficio anagrafe del Comune (dove anche l’argentino Camoranesi è diventato cittadino italiano, ndr) l’arcano potrebbe svelarsi a breve.
Contattata telefonicamente, la Cipolletti ha tenuto un doveroso riserbo professionale sulla questione, non smentendo e non confermando le indiscrezioni sulla vicenda Amauri. Sta di fatto che già quando era al Palermo il procuratore di Amauri avrebbe avuto contatti con l’avvocato Cipolletti. Cosa sia maturato in questi mesi non è dato ancora sapere. Ma tenendo d’occhio l’ufficio anagrafe del Comune (dove anche l’argentino Camoranesi è diventato cittadino italiano, ndr) l’arcano potrebbe svelarsi a breve.
Occhio Juve, per Camoranesi sei al limite! "A -11 addio Scudetto..."
Nel mondo Juventus è stato uno dei quesiti più gettonati nelle ultime settimane: con l'Inter lanciatissima in vetta, meglio puntare sulla Champions o tirare avanti su due fronti? La classica domanda da un milione di dollari, insomma, a cui Mauro Camoranesi ha risposto, come suo solito, lasciando a casa la diplomazia: "Finché siamo a -9 dall'Inter meglio continuare a lottare su due fronti. Ma se il distacco dovesse superare i 10 punti non avrebbe più senso pensare di vincere il campionato". Altri due punti persi, insomma, e la realtà diventerebbe decisamente amara per la Vecchia Signora. Chissà, magari con un Camoranesi a pieno regime durante gli ultimi mesi il distacco sarebbe stato meno consistente a questo punto del campionato. L'oriundo, però, ha visto più l'infermeria che il campo: "Per quanto mi riguarda, questa è stata la mia peggior stagione in Italia: ho avuto un sacco di infortuni, tutti diversi. Forse dipende dal fatto che quest'anno siamo più impegnati, le occasioni di farsi male aumentano e c'è meno tempo per recuperare".
A Napoli è CAOS: Reja dribbla il ritiro, i tifosi vietano la maglia azzurra!
La situazione, a Napoli, sembra ormai incandescente, quasi fuori controllo. Domenica il caos post-Genoa con il ritiro imposto dalla tifoseria alla società (con buona pace di Reja che aveva appena smentito la possibilità di passare un'altra settimana rinchiusi nel quartier generale di Castevolturno), ieri le conseguenze dell'accaduto.
Il tecnico goriziano ha infatti concesso alcune ore di relax ai suoi giocatori annullando la seduta di allenamento pomeridiana. L'ennesimo attrito con i vertici del club, in pratica. Atto dovuto, per Reja, alle prese con un gruppo giovane in grave difficoltà psicologica, schiacciato da pressioni enormi dopo le contestazioni degli ultimi giorni. Quella del ritiro, tra l'altro, non sarebbe l'unica imposizione fatta dai tifosi alla società.
Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, a Marino sarebbe stato ordinato di non far indossare la maglia azzurra alla squadra nelle prossime partite. Un Napoli in blu o in rosso contro la Juventus (dopo aver giocato in maglia azzurra nella sfida di Coppa Italia di alcune settimane fa) rappresenterebbe un chiaro segnale..
Il tecnico goriziano ha infatti concesso alcune ore di relax ai suoi giocatori annullando la seduta di allenamento pomeridiana. L'ennesimo attrito con i vertici del club, in pratica. Atto dovuto, per Reja, alle prese con un gruppo giovane in grave difficoltà psicologica, schiacciato da pressioni enormi dopo le contestazioni degli ultimi giorni. Quella del ritiro, tra l'altro, non sarebbe l'unica imposizione fatta dai tifosi alla società.
Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, a Marino sarebbe stato ordinato di non far indossare la maglia azzurra alla squadra nelle prossime partite. Un Napoli in blu o in rosso contro la Juventus (dopo aver giocato in maglia azzurra nella sfida di Coppa Italia di alcune settimane fa) rappresenterebbe un chiaro segnale..
Milito promette: «Resto al Genoa per la Champions»
Buonasera,Milito. Il Principe (rossoblù, s'intende) cerca Champions. «Andiamoci piano. Noi continueremo a vivere alla giornata, partita dopo partita, senza guardare troppo la classifica. Anche se, potete esserne certi, lotteremo per questo obiettivo sino alla fine. Siamo lì, allora proviamoci. Ma, domando io, un posto in zona Champions League è mai stato il nostro traguardo ad inizio stagione?».
C'è un solo cruccio che agita il cuore dei genoani, e riguarda proprio lei. Proviamo a gettare lo sguardo al prossimo campionato: il Principe rimarrà sotto la Lanterna? (Risata, ndr). «Con il presidente Preziosi il rapporto è perfetto. Ed io, lo sapete tutti, rimarrò un giocatore del Genoa per tre anni. Inoltre, sono felice di essere tornato qui».
Se le cose stanno così, per caso non avete già parlato di un prolungamento? «No, questo è un discorso mai affrontato sino ad ora. Però, credetemi, l'intesa con la società è davvero perfetta».
Il timore di qualche tifoso, a Genova, è che la prossima estate fra i giocatori attuali soltanto Milito vada in Champions. «No, il massimo sarebbe raggiungerla e giocarla con questa maglia. Credo che arrivare a disputarla sia il top per qualunque giocatore al mondo. Personalmente, la ritengo il torneo più prestigioso in assoluto dopo il Mondiale».
Un passo indietro. C'è un Genoa datato 1937-38, che in serie A si piazzò al terzo posto, alla pari del Milan, e dietro a Inter e Juventus. «Non lo sapevo, ma ripetere un'impresa simile oltre settant'anni dopo sarebbe pazzesco. Il Milan è lì vicino, ma stiamo parlando di una grandissima squadra».
Beh, anche voi non scherzate. In rosa c'è un altro pezzo pregiato: un certo Thiago Motta. «Signori, parliamo di un grande campione, che arriva dal Barcellona. Bisogna dire bravo a Preziosi. Ha fatto proprio un colpaccio a portarlo qui».
C'è un solo cruccio che agita il cuore dei genoani, e riguarda proprio lei. Proviamo a gettare lo sguardo al prossimo campionato: il Principe rimarrà sotto la Lanterna? (Risata, ndr). «Con il presidente Preziosi il rapporto è perfetto. Ed io, lo sapete tutti, rimarrò un giocatore del Genoa per tre anni. Inoltre, sono felice di essere tornato qui».
Se le cose stanno così, per caso non avete già parlato di un prolungamento? «No, questo è un discorso mai affrontato sino ad ora. Però, credetemi, l'intesa con la società è davvero perfetta».
Il timore di qualche tifoso, a Genova, è che la prossima estate fra i giocatori attuali soltanto Milito vada in Champions. «No, il massimo sarebbe raggiungerla e giocarla con questa maglia. Credo che arrivare a disputarla sia il top per qualunque giocatore al mondo. Personalmente, la ritengo il torneo più prestigioso in assoluto dopo il Mondiale».
Un passo indietro. C'è un Genoa datato 1937-38, che in serie A si piazzò al terzo posto, alla pari del Milan, e dietro a Inter e Juventus. «Non lo sapevo, ma ripetere un'impresa simile oltre settant'anni dopo sarebbe pazzesco. Il Milan è lì vicino, ma stiamo parlando di una grandissima squadra».
Beh, anche voi non scherzate. In rosa c'è un altro pezzo pregiato: un certo Thiago Motta. «Signori, parliamo di un grande campione, che arriva dal Barcellona. Bisogna dire bravo a Preziosi. Ha fatto proprio un colpaccio a portarlo qui».
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martedì 24 febbraio 2009
Cavani criticato? Il Palermo insorge: "Giù le mani, è FONDAMENTALE!"
Quelle critiche ad Edinson Cavani per qualche occasione di troppo fallita contro la Juventus non sono andate giù a Walter Sabatini. Se poi si aggiunge che la circostanza è stata usata dai detrattori del 22enne uruguaiano per rinfocolare la polemica sull'assenza di una punta di peso nel Palermo, ecco che si spiega perchè il Ds rosanero abbia deciso di pronunciarsi in maniera dura sulla questione.
"Adesso basta - sbotta Sabatini alla Gazzetta dello Sport - giù le mani da Cavani. Sembra che Edison sia diventato un problema, ed invece senza di lui non c'è gioco. Che sia ben chiaro: solo perchè abbiamo lui possiamo permetterci un certo tipo di gioco. Che tutti in Italia apprezzano da tempo. Se non c'è Edinson salta il nostro progetto tecnico con effetto immediato. A chi mi dice che il Palermo deve giocare con una punta profonda, rispondo che solo grazie al movimento di Cavani noi possiamo esprimere certi contenuti".
Ma non finisce qui, visto che ce n'è anche per chi pensa di poter approfittare di questa campagna negativa per strappare il giocatore al Palermo: "Noi Cavani ce lo teniamo stretto e, anzi, lo ringraziamo per quello che fa in partita e in allenamento. E' un ragazzo generoso. E non dimenticate che 8 gol li ha già messi a segno...".
"Adesso basta - sbotta Sabatini alla Gazzetta dello Sport - giù le mani da Cavani. Sembra che Edison sia diventato un problema, ed invece senza di lui non c'è gioco. Che sia ben chiaro: solo perchè abbiamo lui possiamo permetterci un certo tipo di gioco. Che tutti in Italia apprezzano da tempo. Se non c'è Edinson salta il nostro progetto tecnico con effetto immediato. A chi mi dice che il Palermo deve giocare con una punta profonda, rispondo che solo grazie al movimento di Cavani noi possiamo esprimere certi contenuti".
Ma non finisce qui, visto che ce n'è anche per chi pensa di poter approfittare di questa campagna negativa per strappare il giocatore al Palermo: "Noi Cavani ce lo teniamo stretto e, anzi, lo ringraziamo per quello che fa in partita e in allenamento. E' un ragazzo generoso. E non dimenticate che 8 gol li ha già messi a segno...".
Alta tensione Napoli: lite fra scapoli e sposati
Chiusi nell'eremo di Castelvolturno per l'ennesimo ritiro. Da una parte ci sono i sudamericani, dall'altra il resto della squadra. Una spaccatura evidenziata ancor di più domenica sera, quando Pierpaolo Marino ha prima incontrato Cannavaro e Montervino e dopo un quarto d'ora di colloquio ha convocato al tavolo della discussione anche l'uruguaiano Gargano e l'argentino Navarro. C'è stato un momento di tensione, di accuse precise che hanno riguardato le notti brave che spesso hanno come protagonisti Lavezzi, Navarro, Gargano e qualche giovane come Russotto o Santacroce. Il gruppo degli sposati è insorto per l'ennesimo ritiro. «Per le loro bravate paghiamo noi le conseguenze», ha sottolineato qualcuno.
Che i sudamericani caratterizzino le serate napoletane non è una novità. Basti ricordare alcuni episodi come la rissa scatenata da Lavezzi, per esempio, nell'ottobre 2007 all'una di notte in una via del centro. Oppure la tentata aggressione di Navarro e Gargano a Santacroce, reo di aver insultato Lavezzi che gli aveva tirato addosso una lattina di «CocaCola». In quel contesto intervennero anche Gargano e Navarro a sostenere il Pocho, proprio a sancire una linea di demarcazione fra sudamericani e resto del mondo. Quando le cose sono filate lisce nessun problema, ma ora che la crisi è profonda le spaccature emergono. Le bravate dei sudamericani sono diventate una consuetudine. La presenza di Lavezzi, Navarro, Gargano e Zalayeta è spesso segnalata in ore notturne in discoteche e ristoranti. «Basta con questo tipo di vita, portali tutti in ritiro», hanno urlato i tifosi a Marino domenica nel drammatico faccia a faccia che il d.g. ha avuto con una parte di tifoseria inferocita per l'ennesimo risultato negativo. Un comportamento che ha indispettito gli altri compagni. Agli sposati, per esempio, non è mai andato giù l'atteggiamento protettivo che Marino ha sempre avuto nei confronti dei suoi prediletti, ovvero quei sudamericani che avrebbero dovuto fare la differenza...
Che i sudamericani caratterizzino le serate napoletane non è una novità. Basti ricordare alcuni episodi come la rissa scatenata da Lavezzi, per esempio, nell'ottobre 2007 all'una di notte in una via del centro. Oppure la tentata aggressione di Navarro e Gargano a Santacroce, reo di aver insultato Lavezzi che gli aveva tirato addosso una lattina di «CocaCola». In quel contesto intervennero anche Gargano e Navarro a sostenere il Pocho, proprio a sancire una linea di demarcazione fra sudamericani e resto del mondo. Quando le cose sono filate lisce nessun problema, ma ora che la crisi è profonda le spaccature emergono. Le bravate dei sudamericani sono diventate una consuetudine. La presenza di Lavezzi, Navarro, Gargano e Zalayeta è spesso segnalata in ore notturne in discoteche e ristoranti. «Basta con questo tipo di vita, portali tutti in ritiro», hanno urlato i tifosi a Marino domenica nel drammatico faccia a faccia che il d.g. ha avuto con una parte di tifoseria inferocita per l'ennesimo risultato negativo. Un comportamento che ha indispettito gli altri compagni. Agli sposati, per esempio, non è mai andato giù l'atteggiamento protettivo che Marino ha sempre avuto nei confronti dei suoi prediletti, ovvero quei sudamericani che avrebbero dovuto fare la differenza...
Pradé contro Mutu
Va bene, la Champions League... Ma la domenica di vigilia per la Roma, trascorsa davanti alla tv a guardare le avversarie per il 3° e 4° posto non ha confortato i dirigenti romanisti: il Milan che riallunga con la spintarella di Inzaghi, il fallo di Mutu che propizia la vittoria viola... Il Ds Pradè, in partenza per Londra, non faceva nulla in aeroporto per nascondere il proprio disappunto: una smorfia del viso, parole pacate ma ferme. Ha seguito Fiorentina-Chievo e il suo finale: il fallo di Mutu su Mantovani che dà il via all’azione del goal della vittoria che risbatte la Roma al sesto posto. Brighi che non vede. «Ma come ha fatto, era lì! Il finale di Fiorentina-Chievo mi ha messo di malumore», dice il ds ai tifosi che lo avvicinavano.
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Napoli sotto scorta: ostaggio degli ultrà
La bella favola del Napoli di Aurelio De Laurentiis, volato per lavoro a Los Angeles più lontano possibile, rischia di evaporare per una serie di eventi sconcertanti. Il club proiettato verso una dimensione internazionale di colpo è ripiombato in un passato buio, con gli ultrà a dettare legge e la squadra lasciata in ostaggio da una società incapace di farsi rispettare. Ieri sera, dopo tentativi di depistaggio per un incontro che doveva rimanere segreto, un gruppo di rappresentanti delle curve è stato ospitato a Castelvolturno — lì dove ai mass media è stato vietato nell'ultima settimana di seguire persino gli allenamenti — per un incontro con la squadra, col d.g. Pierpaolo Marino che abdica al proprio ruolo e consente un ulteriore precedente incredibile, dopo l'assedio di domenica e la decisione di un ritiro presa dai capi ultrà.
I giocatori sono smarriti, sconcertati per l'incontro «imposto» di ieri sera, impauriti e imbavagliati da una società che impedisce loro di parlare in pubblico, di difendersi dopo essere stati lasciati in pasto a una piazza ora inferocita. Inoltre i silenzi di Marino — unico dirigente con pieni poteri: conferiti dal patron De Laurentiis — a bocca chiusa dalla gara col Bologna, fa sì che all'apparenza tutte le colpe ricadano sul tecnico Reja e sul suo gruppo sfilacciato. Così non si fa altro che peggiorare la situazione sotto il profilo psicologico, con giocatori che da gennaio hanno passato più giorni in ritiro che a casa e che ieri sono stati costretti a ricevere le famiglie come «reclusi» a Castelvolturno, per le poche... ore d'aria concessa. Perché una cosa è giocare male, un'altra minacciare violenze. Idee e capacità non mancano a De Laurentiis, riuscito in 4 anni a rilanciare la squadra dalla C alla A, ma adesso si è a un punto di non ritorno. Per compiere un ulteriore salto di qualità occorre un'organizzazione societaria di ben altro profilo.
I giocatori sono smarriti, sconcertati per l'incontro «imposto» di ieri sera, impauriti e imbavagliati da una società che impedisce loro di parlare in pubblico, di difendersi dopo essere stati lasciati in pasto a una piazza ora inferocita. Inoltre i silenzi di Marino — unico dirigente con pieni poteri: conferiti dal patron De Laurentiis — a bocca chiusa dalla gara col Bologna, fa sì che all'apparenza tutte le colpe ricadano sul tecnico Reja e sul suo gruppo sfilacciato. Così non si fa altro che peggiorare la situazione sotto il profilo psicologico, con giocatori che da gennaio hanno passato più giorni in ritiro che a casa e che ieri sono stati costretti a ricevere le famiglie come «reclusi» a Castelvolturno, per le poche... ore d'aria concessa. Perché una cosa è giocare male, un'altra minacciare violenze. Idee e capacità non mancano a De Laurentiis, riuscito in 4 anni a rilanciare la squadra dalla C alla A, ma adesso si è a un punto di non ritorno. Per compiere un ulteriore salto di qualità occorre un'organizzazione societaria di ben altro profilo.
lunedì 23 febbraio 2009
Semeraro: «Lecce, modulo sbagliato, parlerò con Beretta»
Il Lecce scivola in zona serie B sotto la pioggia di fischi del Via del Mare. I giallorossi colpiscono tre legni con Cacia, Tiribocchi e Ariatti contro la Lazio dell'ex Delio Rossi, che infligge la terza sconfitta di fila ai salentini (ora terz'ultimi in classifica, scavalcati dal Torino). Dalla Curva Nord poi c'è stata la contestazione nei confronti del direttore sportivo Guido Angelozzi. «Una sconfitta cocente, resa ancora più preoccupante dall'involuzione caratteriale — commenta il presidente Giovanni Semeraro — La squadra non ha dimostrato la giusta cattiveria agonistica e quella voglia di voler vincere. Non ho incontrato la squadra nello spogliatoio». Ed il presidente annuncia anche un colloquio con il tecnico Beretta. «Non credo che il modulo tattico attuale del rombo a centrocampo sia adatto a questo Lecce. Forse è meglio attuare il 4-4-2, che sinora è riuscito a darci dei risultati positivi. Di questo argomento ne parlerò in settimana con Beretta». Poco prima ai microfoni de La 7, Semeraro aveva detto: «Non credo che Beretta rischi. Siamo già avanti nel campionato e cambiare cavallo adesso mi sembra un azzardo. Beretta deve restare e fare il suo lavoro con serenità».
Felipe Melo=Gilberto Silva
Felipe Melo risulta essere molto apprezzato non solo dal proprio tecnico ma anche da osservatori e allenatori di numerosi club europei. Stante a quanto viene riportato dal Guardian il centrocampista della Fiorentina sarebbe sul taccuino di ben 5 squadre, di cui tre inglesi: Chelsea, Arsenal eAston Villa, quest’ultima intenzionata in particolar modo a rafforzarsi per poter continuare a frequentare le zone alte della classifica anche nel corso delle prossime stagioni. Tuttavia a seguire con estrema attenzione viene segnalato anche un club della Ligue1 e cioè il Lione che lo stimerebbe in modo particolare. I media transalpini infatti hanno avuto modo di sottolineare immediatamente e con molta attenzione che l'OL è davvero sulle tracce del brasiliano viola. Ultima ma non in ultima posizione figurerebbe la Juventus che altresì vorrebbe, è il Guardian stesso a sottolinearlo, sferrare un assalto per il fiorentino. Le pretendenti per il brasiliano sono numerose e tutte di ottimo livello: quale potrebbe scegliere il giocatore viola? Ma, soprattutto, prenderà in considerazione l'ipotesi di abbandonare la casacca della Fiorentina squadra con cui non solo sta facendo bene ma sembra anche legato a questi colori? La stima del tecnico inoltre nonché della società difficilmente lasciano margine a pensare ad un possibile addio a Firenze da parte del centrocampista. Anche se il titolo del Guardian è chiaro: "Arsenal chasing Felipe Melo - the 'new Gilberto”. Occhio Corvino, occhio...
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Ma fra pochi giorni arriva il derby di Livorno, quale Empoli lo affronterà? «Quello che nelle grandi occasioni sa sempre rialzare la testa e spesso anche esaltarsi - assicura Fabrizio Corsi - forte oltretutto di un elemento in più, quel Francesco Flachi che finalmente potrà tornare a giocare. E non voglio caricarlo di eccessive responsabilità, perché non sarebbe né giusto né opportuno, però sono convinto che lui saprà mettere la sua personalità e il suo carisma al servizio della squadra.Lui ha un carattere vivace, non si porta dietro l'ingombrante bagaglio di gare perdute malamente, per cui saprà trovare la giocata giusta o la parola più adatta nei momenti clou delle prossime gare. A partire magari dal derby di Livorno, se l'allenatore deciderà di farlo giocare naturalmente perché soltanto lui ne conosce le reali condizioni».
Pozzo: "Non hoi mai sofferto così tanto
L'Udinese dopo la partenza sprint è caduta in una serie di risultati negativi che l'ha portata alla dodicesima posizione, a soli 9 punti dalla zona retrocessione. Ecco perchè per il presidente Pozzo l'unico obiettivo dei bianconeri è la salvezza: "Non ho mai sofferto come quest'anno, i 40 punti ci farebbero felici, sarebbero per noi un importante traguardo, come uno scampato pericolo", come ha riportato Udinese.it. Sulla gara persa a Torino ieri, invece, ha detto: "Quando subisci quella pressione come nel secondo tempo, prima o poi il goal lo prendi, è normale. Quindi non mi si venga a dire che la difesa è il putno debole della squadra", ha concluso Pozzo.
Napoli, in curva era già pronto lo striscione del Ko
Le due curve portatrici del malumore d’uno stadio intero, dunque. E quell’«ultima occasione» messaggio soprattutto per la squadra, nei cui confronti c’è stato ancora incoraggiamento per tutta la partita. Fischi, cori e delusione, infatti, solo in coda alla partita e alla sconfitta. Ma il «supplemento al piano» forse era già stato preparato. O forse è scattato spontaneo a fine gare, chi lo sa. Cert’è, è bastato un semplice rincorrersi di messaggi e di telefonate perchè i gruppi organizzati si ritrovassero per il blocco dell’uscita degli spogliatoi, per fare la squadra «prigioniera» per tre ore, per ottenere un incontro con Marino e con i graduati della squadra Cannavaro e Montervino e per chiedere e perchè no pretendere e ottenere un supplemento di ritiro per gli azzurri.
Ancelotti merita solo applausi
Carlo Ancelotti è troppo signore - nonchè professionista profumatamente pagato - per ammettere che nellacontestazione di ieri a San Siro contro il Cagliari abbia avuto la sua parte il "raccapriccio" espresso da Silvio Berlusconi nel criticare il pareggio del Milan a Brema.
Ovvio che il popolo rossonero si sia sentito più chelegittimato a fischiare il tecnico emiliano dopo cotanto lasciapassare, ma ci pensa Xavier Jacobelli sulle pagine de Il Giorno a ricordare al presidentissimo che il sarto cuce con la stoffa che ha, per usare una metafora cara al Silvio che così bastonò Zaccheroni.
"Ma che razza di modo di fare è questo? - si chiede sdegnato l'ex direttore di Corsport e TuttoSport -Eppure il Milan è sempre terzo in classifica e giovedì può entrare negli ottavi di finale della Coppa Uefa.All'anima delle critiche ingenerose contro Carletto che, davanti al Cagliari, si è presentato senza gli indisponibili Nesta, Gattuso, Pato, Kakà, Shevchenko, Rinaldinho, Borriello, con Bonera ko durante la gara, mentre Ambrosini è entrato soltanto nel finale perchè prima non stava bene. Mancava solo che si infortunasse qualcun altro in corso d'opera e il Milan poteva soltanto andare a farsi benedire...".
"Che dopo otto stagioni consecutive sulla panchina del Milan (record assoluto nei 23 anni di gestione del Cavaliere), l'era Ancelotti si concluda a giugno è assodato - spiega Jacobelli - Che Leonardo sia il prescelto per la successione, pure. Ma Ancelotti merita molto più rispetto di quanto non gliene venga accordato nell'ultimo periodo. Forse, in tutt'altre faccende affaccendato, Silvio non sa che Carlo sta facendo un miracolo, costretto com'è a vivere in un'emergenza senza fine. Per non dire degli errori di mercato, fronte difesa e fronte Ronaldinho che pesta i piedi a Kakà quando Kakà c'è.Altro che fischi. Ancelotti merita soltanto applausi".
Ovvio che il popolo rossonero si sia sentito più chelegittimato a fischiare il tecnico emiliano dopo cotanto lasciapassare, ma ci pensa Xavier Jacobelli sulle pagine de Il Giorno a ricordare al presidentissimo che il sarto cuce con la stoffa che ha, per usare una metafora cara al Silvio che così bastonò Zaccheroni.
"Ma che razza di modo di fare è questo? - si chiede sdegnato l'ex direttore di Corsport e TuttoSport -Eppure il Milan è sempre terzo in classifica e giovedì può entrare negli ottavi di finale della Coppa Uefa.All'anima delle critiche ingenerose contro Carletto che, davanti al Cagliari, si è presentato senza gli indisponibili Nesta, Gattuso, Pato, Kakà, Shevchenko, Rinaldinho, Borriello, con Bonera ko durante la gara, mentre Ambrosini è entrato soltanto nel finale perchè prima non stava bene. Mancava solo che si infortunasse qualcun altro in corso d'opera e il Milan poteva soltanto andare a farsi benedire...".
"Che dopo otto stagioni consecutive sulla panchina del Milan (record assoluto nei 23 anni di gestione del Cavaliere), l'era Ancelotti si concluda a giugno è assodato - spiega Jacobelli - Che Leonardo sia il prescelto per la successione, pure. Ma Ancelotti merita molto più rispetto di quanto non gliene venga accordato nell'ultimo periodo. Forse, in tutt'altre faccende affaccendato, Silvio non sa che Carlo sta facendo un miracolo, costretto com'è a vivere in un'emergenza senza fine. Per non dire degli errori di mercato, fronte difesa e fronte Ronaldinho che pesta i piedi a Kakà quando Kakà c'è.Altro che fischi. Ancelotti merita soltanto applausi".
Mourinho conia il Cul de Carletto: "Gli sembra che siamo PIRLA?"
Dopo aver affermato, non senza un briciolo di ironia, che l'Inter è in corsa in Champions mentre il Milan lo è stato, Josè Mourinho si sofferma a parlare anche di campionato, puntando l'attenzione sulle lamentele diAncelotti, che ha insinuato una netta differenza di trattamento tra rossoneri e nerazzurri. "Ancelotti si lamenta ancora della mano di Adriano? Ma pensa che per caso siamo dei pirla". E gli spiega il perchè: "Forse si dimentica il fuorigioco sul gol nel derby d'andata. Ha la fortuna che Allegri è uno tranquillo e domenica non si è lamentato". Ancora sui presunti favori ai nerazzurri: "Potremmo parlare di tante cose, tipo il rosso non dato ad Ambrosini, oppure il fatto che Inzaghi meriterebbe di essere squalificato per tre turni proprio come Adriano. Carlo è un allenatore fortunato, anche io ho vinto tanto perché sono fortunato. E' una qualità dei grandi".
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