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Visualizzazione post con etichetta Napoli. Mostra tutti i post
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domenica 1 marzo 2009

Juve, Marchisio da tre punti


La Juventus si è già rialzata. La sconfitta di Londra, 1-0 a Stamford Bridge in Champions, non è stata somatizzata, ma anzi è già cicatrizzata. Grazie ad un 1-0 striminzito e bruttino, ma fondamentale, sul Napoli, nell'anticipo serale della 26ª giornata di campionato. Che riporta momentaneamente la Vecchia Signora a -6 dall'Inter. Merito di un gol fortunato, ma pesantissimo di Marchisio, all'ennesima eccellente prestazione di una stagione che sa di consacrazione. Il Napoli tiene testa alla Juve come aveva fatto all'Olimpico già in coppa Italia, quando si era arreso ai rigori. Ma stavolta la sconfitta arriva nei regolamentari, e porta ad otto i k.o. consecutivi della squadra di Reja in trasferta. Non è bastata la generosità, in avanti i partenopei hanno prodotto pochino.
BOTTA E RISPOSTA - Il primo tempo si gioca a ritmo blando. La Juve sembra stanca - nonostante Ranieri abbia cambiato sei titolari rispetto alla gara di Champions di Londra con il Chelsea -, il Napoli stenta a sviluppare una manovra convincente, complice anche l'assenza di Gargano. I bianconeri fanno la partita, ma di occasioni eclatanti ce n'è una per parte. Per la Juve il sinistro al volo di Trezeguet sul cross di Marchionni, Navarro si salva con un grande riflesso. Per il Napoli il tacco di Denis per Hamsik, fermato in uscita sottoporta da un super Buffon.
MARCHISIO GOL - Quando sembra che all'intervallo si debba andare sullo 0-0, arriva il vantaggio dei padroni di casa. Fortunato. Segna Marchisio, il più lucido del centrocampo della Vecchia Signora, con un tiro dalla distanza: è determinante la deviazione sfortunata di Blasi che spiazza Navarro. Secondo gol di Marchisio in serie A, entrambi segnati in questo campionato.
NAPOLI GENEROSO - Nella ripresa il Napoli è più propositivo, ma poco efficace. Reja ha inserito Datolo, buon piede ma un po' compassato, ed è passato alla difesa a 4. Dopo 18' minuti Ranieri rilancia Salihamidzic, fuori da tutta la stagione. Esce Giovinco, anche oggi "sacrificato" da esterno sinistro. E Marchioni diventa trequartista, un po' spaesato, del rombo di centrocampo. La Juve stenta nel costruire gioco, Ranieri toglie anche Del Piero, poco brillante, e inserisce Amauri. Il finale è il forcing del Napoli, tutto in avanti, ma poco lucido. Lavezzi segna, ma la rete è invalidata dal fuorigioco di Cannavaro. La Juve si chiude nel suo guscio. E tiene botta. E i tre punti. Per stasera può bastare. 

mercoledì 25 febbraio 2009

A Napoli è CAOS: Reja dribbla il ritiro, i tifosi vietano la maglia azzurra!

La situazione, a Napoli, sembra ormai incandescente, quasi fuori controllo. Domenica il caos post-Genoa con il ritiro imposto dalla tifoseria alla società (con buona pace di Reja che aveva appena smentito la possibilità di passare un'altra settimana rinchiusi nel quartier generale di Castevolturno), ieri le conseguenze dell'accaduto.

Il tecnico goriziano ha infatti concesso alcune ore di relax ai suoi giocatori annullando la seduta di allenamento pomeridiana. L'ennesimo attrito con i vertici del club, in pratica. Atto dovuto, per Reja, alle prese con un gruppo giovane in grave difficoltà psicologica, schiacciato da pressioni enormi dopo le contestazioni degli ultimi giorni. Quella del ritiro, tra l'altro, non sarebbe l'unica imposizione fatta dai tifosi alla società. 

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, a Marino sarebbe stato ordinato di non far indossare la maglia azzurra alla squadra nelle prossime partite. Un Napoli in blu o in rosso contro la Juventus (dopo aver giocato in maglia azzurra nella sfida di Coppa Italia di alcune settimane fa) rappresenterebbe un chiaro segnale..

martedì 24 febbraio 2009

Alta tensione Napoli: lite fra scapoli e sposati

Chiusi nell'eremo di Castelvolturno per l'ennesimo ritiro. Da una parte ci sono i sudamericani, dall'altra il resto della squadra. Una spaccatura evidenziata ancor di più domenica sera, quando Pierpaolo Marino ha prima incontrato Cannavaro e Montervino e dopo un quarto d'ora di colloquio ha convocato al tavolo della discussione anche l'uruguaiano Gargano e l'argentino Navarro. C'è stato un momento di tensione, di accuse precise che hanno riguardato le notti brave che spesso hanno come protagonisti Lavezzi, Navarro, Gargano e qualche giovane come Russotto o Santacroce. Il gruppo degli sposati è insorto per l'ennesimo ritiro. «Per le loro bravate paghiamo noi le conseguenze», ha sottolineato qualcuno. 

Che i sudamericani caratterizzino le serate napoletane non è una novità. Basti ricordare alcuni episodi come la rissa scatenata da Lavezzi, per esempio, nell'ottobre 2007 all'una di notte in una via del centro. Oppure la tentata aggressione di Navarro e Gargano a Santacroce, reo di aver insultato Lavezzi che gli aveva tirato addosso una lattina di «CocaCola». In quel contesto intervennero anche Gargano e Navarro a sostenere il Pocho, proprio a sancire una linea di demarcazione fra sudamericani e resto del mondo. Quando le cose sono filate lisce nessun problema, ma ora che la crisi è profonda le spaccature emergono. Le bravate dei sudamericani sono diventate una consuetudine. La presenza di Lavezzi, Navarro, Gargano e Zalayeta è spesso segnalata in ore notturne in discoteche e ristoranti. «Basta con questo tipo di vita, portali tutti in ritiro», hanno urlato i tifosi a Marino domenica nel drammatico faccia a faccia che il d.g. ha avuto con una parte di tifoseria inferocita per l'ennesimo risultato negativo. Un comportamento che ha indispettito gli altri compagni. Agli sposati, per esempio, non è mai andato giù l'atteggiamento protettivo che Marino ha sempre avuto nei confronti dei suoi prediletti, ovvero quei sudamericani che avrebbero dovuto fare la differenza...

Napoli sotto scorta: ostaggio degli ultrà

La bella favola del Napoli di Aurelio De Laurentiis, volato per lavoro a Los Angeles più lontano possibile, rischia di evaporare per una serie di eventi sconcertanti. Il club proiettato verso una dimensione internazionale di colpo è ripiombato in un passato buio, con gli ultrà a dettare legge e la squadra lasciata in ostaggio da una società incapace di farsi rispettare. Ieri sera, dopo tentativi di depistaggio per un incontro che doveva rimanere segreto, un gruppo di rappresentanti delle curve è stato ospitato a Castelvolturno — lì dove ai mass media è stato vietato nell'ultima settimana di seguire persino gli allenamenti — per un incontro con la squadra, col d.g. Pierpaolo Marino che abdica al proprio ruolo e consente un ulteriore precedente incredibile, dopo l'assedio di domenica e la decisione di un ritiro presa dai capi ultrà.

I giocatori sono smarriti, sconcertati per l'incontro «imposto» di ieri sera, impauriti e imbavagliati da una società che impedisce loro di parlare in pubblico, di difendersi dopo essere stati lasciati in pasto a una piazza ora inferocita. Inoltre i silenzi di Marino — unico dirigente con pieni poteri: conferiti dal patron De Laurentiis — a bocca chiusa dalla gara col Bologna, fa sì che all'apparenza tutte le colpe ricadano sul tecnico Reja e sul suo gruppo sfilacciato. Così non si fa altro che peggiorare la situazione sotto il profilo psicologico, con giocatori che da gennaio hanno passato più giorni in ritiro che a casa e che ieri sono stati costretti a ricevere le famiglie come «reclusi» a Castelvolturno, per le poche... ore d'aria concessa. Perché una cosa è giocare male, un'altra minacciare violenze. Idee e capacità non mancano a De Laurentiis, riuscito in 4 anni a rilanciare la squadra dalla C alla A, ma adesso si è a un punto di non ritorno. Per compiere un ulteriore salto di qualità occorre un'organizzazione societaria di ben altro profilo.

lunedì 23 febbraio 2009

Napoli, in curva era già pronto lo striscione del Ko

Una calma piena di tensione e soprattutto di sfiducia quella vissuta ieri a Fuorigrotta. Non fosse stato così, infatti, in curva B non sarebbe comparso a fine gara uno striscione bello e pronto già prima che cominciasse la partita. «Presidente oggi ha vinto solamente il pubblico presente», c’era scritto. Cosicché, il tifo delle curve aveva messo in preventivo anche la sconfitta. L’aveva temuta, messa in conto e s’era preparato. Così come aveva accolto squadra e dirigenza con altri due messaggi: «Il calcio non è un cinepanettone, questa organizzazione è solo improvvisazione, non mortificate la nostra passione», avevano scritto in curva B con destinatari il presidente e il direttore generale, mentre dall’altra parte dello stadio, in curva A, era comparso un ancor più eloquente: «Due mesi senza impegno e ancora chiedete il nostro sostegno. Che sia chiara la nostra posizione, questa è l’ultima occasione».

Le due curve portatrici del malumore d’uno stadio intero, dunque. E quell’«ultima occasione» messaggio soprattutto per la squadra, nei cui confronti c’è stato ancora incoraggiamento per tutta la partita. Fischi, cori e delusione, infatti, solo in coda alla partita e alla sconfitta. Ma il «supplemento al piano» forse era già stato preparato. O forse è scattato spontaneo a fine gare, chi lo sa. Cert’è, è bastato un semplice rincorrersi di messaggi e di telefonate perchè i gruppi organizzati si ritrovassero per il blocco dell’uscita degli spogliatoi, per fare la squadra «prigioniera» per tre ore, per ottenere un incontro con Marino e con i graduati della squadra Cannavaro e Montervino e per chiedere e perchè no pretendere e ottenere un supplemento di ritiro per gli azzurri.

Reja non si dimette


A sentire Edy Reja nel dopopartita del match perso dal suo Napoli contro il Genoa - ennesima delusione del disastroso girone di ritorno azzurro - le ricostruzioni su quanto accaduto nel ventre del San Paolo mentre fuori infuriava la contestazione sono del tutto infondate. Nessun mandato rimesso, nessun drammatico confronto con la società, nessun rapporto arrivato ai minimi termini con Marino, insomma la situazione non è così drammatica come la si vorrebbe dipingere: "Presidente e direttore mi hanno fatto sentire la loro fiducia, mi hanno detto: 'tranquillo, bisogna continuare a lavorare, credere nelle cose che facciamo'. Io capisco la delusione e la sofferenza della gen te ed è chiaro che mi senta in discussione, per chè è normale. Ma De Laurentiis e Marino li ho avvertiti al mio fianco". "Quando le cose vanno male il primo ad essere messo in discussione è il tecnico - ha continuato Reja - Sto da quarant'anni nel cal cio e conosco le regole. E' un mo­mento in cui non funziona nulla, ma noi siamo gli stessi di luglio, agosto, settembre. Noi siamo la squadra che divertiva, vinceva e che nel gi rone d'andata ha fatto 33 punti. Ma è chiaro che se ti gira storto, se non riesci a gio care come vorresti, se non riesci a fare le cose che una volta sapevi fare benissimo, dev'es serci un problema: e io non so dirvi qual è...". Quello che l'allenatore goriziano può invece spiegare è quel Datolo lasciato in panchina per tutti i novanta minuti, scelta che è apparsa a molti come un messaggio ben preciso alla società sulla mancata condivisione del mercato: "Perchè non ha giocato? Ma perchè è appena arrivato da un altro continente e non dev'essere lui a risolvere i problemi del Napoli. Noi ora dobbiamo ritrovarci e uscire dal tunnel, ed anche essere un po' ottimisti. Non siamo lontani dal settimo posto e se una tra Inter e Juventus vin ce la Coppa Italia, si può persino arrivare in Uefa". Sarà, ma intanto in città si parla di Zaccheroni, Donadoni, De Canio...

Napoli, se salta Reja è pronto Zaccheroni



Per ora nessuno scossone in casa Napoli, dopo la sconfitta interna contro il Genoa. La dura contestazione dei tifosi, a fronte del crollo verticale palesato dalla squadra azzurra nel girone di ritorno, con appena due punti conquistati nelle ultime sette partite, ha avuto come effetto il solo ritiro ad oltranza nell'eremo di Castelvolturno (ma probabilmente ci si trasferirà altrove, forse a Roma, per allontanarsi dalla rabbia della città).
Il concitato vertice tra Reja, Marino e De Laurentiis nel ventre del San Paolo assediato e i colloqui con alcuni giocatori partenopei avrebbero sortito a quanto pare  la remissione del mandato da parte del tecnico goriziano, cui tuttavia la società ha opposto la volontà di continuare assieme, almeno per il momento.
In realtà in queste ore si stanno sondando i nomi dei tecnici disponibili, ed il candidato di maggior prestigio emerso nella tarda serata di ieri è Alberto Zaccheroni. Il 55enne allenatore romagnolo, campione d'Italia un decennio fa con il Milan, è fermo da due anni secchi, dopo l'esonero dal Torino del febbraio 2007.