I campionati non si vincono né in estate, né sulle lavagne degli esperti.
Un concetto ancora più evidente quando si ha a che fare con il torneo cadetto, capace di offrire ostacoli imprevisti non appena cala la concentrazione, con tardiva presa di coscienza di tornare prima possibile con i piedi per terra. Difficile comprendere cosa stia succedendo all’Empoli, protagonista di un rendimento altalenante soprattutto in trasferta, assolutamente ingiustificato se si osserva la forza dell’organico, peraltro rinforzato a gennaio. Se si vuole andare avanti con Baldini, non si possono più commettere passi falsi. Ormai scocca l’ora dell’atteso ritorno di Flachi; fosse almeno avvicinabile al campione ammirato al Doria, beh potrebbe rivelarsi l’uomo della svolta.
Vietato mollare in coda. Avellino e Modena sembravano ormai spacciate; a seconda dei casi le penalizzazioni, crisi societarie, problemi d’organico, buona dose di sfortuna, scelte tecniche errate hanno complicato le cose, ma non esiste alcuna compagine disposta a tirare i remi in barca. Gli irpini, ai quali sembrava terminata la linfa trasmessa dal subentrante Campilongo, stanno invece dimostrando di dare il 101% rispetto alle qualità dell’organico. I canarini, anche se senza le penalizzazioni altrui sarebbero con un piede e mezzo in Lega Pro, stanno tentando un’incredibile rimonta con l’avvento di Apolloni in panchina. Non elevate le percentuali di riuscita, ma nessuno vuole sprofondare senza alzare la testa.
Dopo l’exploit con il Cittadella, le esperienze a Brescia e Bari avevano fatto perdere terreno a Maran, tra i migliori tecnici emergenti in circolazione. A Trieste ha trovato l’ambiente giusto per far emergere il proprio credo tattico, avallare un progetto tanto ambizioso, quanto cullato in un’atmosfera di serietà e umiltà: dare fastidio in zona playoff a compagini più quotate, finora tutto sta funzionando alla grande.
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martedì 24 febbraio 2009
Il Lione ci crede: "Caro Barça, di solito i pronostici..."
Se
Inter-Manchester United è l'ottavo di finale che sulla carta mette di fronte la superfavorita dellaChampions League ad una delle formazioni più agguerrite e forse la più forte d'Italia, lo scontro tra Lione e Barcellona rappresenta una vera e propria "gatta da pelare" per i francesi. Spesso pronti ad avere nella Champions uno degli obiettivi principali della stagione, vista l'egemonia interna, i lionesi hanno trovato nel sorteggio della Coppa dei Campioni un vero e proprio ostacolo tosto da superare. Non fanno difetto di fiducia però il centrocampista Juninho Pernambucano e l'allenatore Claude Puel, pronti a fronteggiare Messi e compagni con grande voglia di contrastarli. "Ci siamo concentrati solo sul turno di campionato contro il Nancy - ha detto Juninho - perché sarebbe stato difficile ottenere un buon risultato se non avessimo offerto tutta la nostra dedizione all'impegno. Il goal di Benzema ci ha consentito di dormire sonni tranquilli. Ora arriviamo al match contro il Barça...". Un match che, molto probabilmente, vedrà molti tifosi europei parteggiare per i francesi, considerato che i blaugrana sono una delle candidate alla vittoria finale. "Arriviamo all'impegno dopo aver sofferto per qualche infortunio: incontriamo la miglior squadra d'Europa e proveremo a fare la nostra partita. In queste competizioni si gareggia per 180 minuti: i catalani hanno segnato tantissimo in questa stagione. Speriamo che non si ripetano...". Anche Claude Puel, si dimostra concentratissimo sull'evento. "Nello scorso weekend ho preservato qualche giocatore e il gruppo ha fatto il pieno di fiducia. Qual è il nostro obiettivo? Mantenere fino le nostre possibilità per il match di ritorno. E poi quel giorno, giocarci tutto". Torniamo a Juninho, perché c'è consapevolezza, nel brasiliano del Gerland, di poter ambire a qualcosa di importante: "Non possiamo dire chi sia favorito. Quando lo abbiamo fatto, è andato male. E' logico però che stiamo per giocare, come già detto, contro la squadra più forte della competizione. Ma si sa, a parole le cose sembrano in un modo, la realtà del campo, poi...".
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Lo sceicco del City rilancia: ora vuole il 40% del Milan
Dopo 23 anni di Milan targati Silvio Berlusconi, potrebbe iniziare una nuova era. Gli sceicchi stanno per sbarcare a San Siro. L'Abu Dhabi United Group for the development and investment è pronto a rilevare il 40% del pacchetto azionario del Milan versando nelle casse sociali una cifra monstre, pari a 500 milioni di euro. Gli arabi avevano avanzato la proposta a margine dei colloqui tenutisi per Kaká nel mese scorso quando il fuoriclasse brasiliano era a un passo dalManchester City. Se all'epoca lo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nayhan aveva puntato sull'ex Pallone d'oro per rendere più prestigioso il marchio della seconda squadra di Manchester, ora ha intenzione di andare oltre, entrando nella proprietà del club più titolato al mondo, la squadra che vanta tre palloni d'oro (Kaká, Ronaldinho e Shevchenko).
Pare che nelle ultime ore la Fininvest, di cui il Milan è una controllata, abbia fornito l'ok a iniziare i dialoghi. Nel tempo Silvio Berlusconi ha ripetuto che «il Milan è una questione di cuore», forse ora dopo anni di disavanzo, stufo di ripianare le perdite del club, il Cavaliere potrebbe cambiare idea. Del resto non è un mistero che la figlia Marina, presidente di Fininvest, abbia a più riprese mostrato insofferenza per il mantenimento di un club così costoso. Primo in Italia per fatturato (210 milioni di euro), secondo il report di Deloitte pubblicato solo due settimane fa, il Milan è ottavo in Europa. Ma i contratti dei giocatori sono costati al Milan 124,91 milioni di euro. L'ultimo bilancio si è chiuso con una perdita di esercizio di 31,98 milioni. Tra l'altro è curioso ricordare che Mansour, sceicco appartenente alla famiglia regnante di Abu Dhabi, attraverso il fondo sovrano di Abu Dhabi, controlla già il 5% di Mediaset. Ovvero, dopo Silvio Berlusconi c'è lui.
Pare che nelle ultime ore la Fininvest, di cui il Milan è una controllata, abbia fornito l'ok a iniziare i dialoghi. Nel tempo Silvio Berlusconi ha ripetuto che «il Milan è una questione di cuore», forse ora dopo anni di disavanzo, stufo di ripianare le perdite del club, il Cavaliere potrebbe cambiare idea. Del resto non è un mistero che la figlia Marina, presidente di Fininvest, abbia a più riprese mostrato insofferenza per il mantenimento di un club così costoso. Primo in Italia per fatturato (210 milioni di euro), secondo il report di Deloitte pubblicato solo due settimane fa, il Milan è ottavo in Europa. Ma i contratti dei giocatori sono costati al Milan 124,91 milioni di euro. L'ultimo bilancio si è chiuso con una perdita di esercizio di 31,98 milioni. Tra l'altro è curioso ricordare che Mansour, sceicco appartenente alla famiglia regnante di Abu Dhabi, attraverso il fondo sovrano di Abu Dhabi, controlla già il 5% di Mediaset. Ovvero, dopo Silvio Berlusconi c'è lui.
Vialli, il doppio ex: «Contropiede e difesa bassa, così la Juve potrà farcela»
Gianluca Vialli, come finisce questo Italia-Inghilterra di Champions?
«Io dico 2-1 per noi. Perché consideriamo il calcio un lavoro, mentre per loro è sempre stato un gioco. Anche se negli ultimi anni ci hanno superato grazie ai tecnici stranieri che hanno portato organizzazione e metodi più professionali, continuano a ritenerci quelli che vincono le partite in modo machiavellico».
Chelsea-Juve è la sua partita.
«E io sono felice di questo incrocio, così potrò sfottere gli amici inglesi o quelli italiani. Sulla carta è favorito il Chelsea, ma la Juve di sabato è la squadra più umile che abbia mai visto: ha accettato che fosse il Palermo a fare la partita e poi sfruttato le occasioni. Proprio per questo esprime il massimo contro le squadre più forti. Non mi è sembrata brillantissima, ma non so se per la condizione generale o perché si è risparmiata per domani».
Hiddink è già riuscito a dare la sua impronta? «Sì, l'ho capito dall'atteggiamento dei giocatori. Il messaggio è: non era colpa nostra se andavamo male, senza Scolari siamo tornati forti. Adesso vorranno ribadirlo in Europa. Col vecchio allenatore sarebbe stata favorita la Juve».
Come si ferma il Chelsea?
«Ci sono duelli fantastici: Drogba e Anelka contro Legrottaglie e Chiellini, che insieme si migliorano a vicenda, dall'altra Del Piero e Amauri contro Terry e Alex, una delle coppie difensive più affidabili. Potrebbero spuntarla i difensori sugli attaccanti e a quel punto diverrebbe fondamentale il centrocampo, dove la Juve deve creare la superiorità numerica. Ma la cosa più importante è che la squadra di Ranieri punga continuamente per far capire al Chelsea che può fargli male in contropiede e non lasciarsi schiacciare».
Da cosa deve guardarsi la Juve?
«Dagli inserimenti di Ballack e di Lampard. Gli automatismi difensivi della Juve rasentano la perfezione, ma se c'è una squadra che può farli saltare è proprio il Chelsea. Io abbasserei un po' la linea di difesa».
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Pradé contro Mutu
Va bene, la Champions League... Ma la domenica di vigilia per la Roma, trascorsa davanti alla tv a guardare le avversarie per il 3° e 4° posto non ha confortato i dirigenti romanisti: il Milan che riallunga con la spintarella di Inzaghi, il fallo di Mutu che propizia la vittoria viola... Il Ds Pradè, in partenza per Londra, non faceva nulla in aeroporto per nascondere il proprio disappunto: una smorfia del viso, parole pacate ma ferme. Ha seguito Fiorentina-Chievo e il suo finale: il fallo di Mutu su Mantovani che dà il via all’azione del goal della vittoria che risbatte la Roma al sesto posto. Brighi che non vede. «Ma come ha fatto, era lì! Il finale di Fiorentina-Chievo mi ha messo di malumore», dice il ds ai tifosi che lo avvicinavano.
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Vieira non convocato per il Manchester: s'infuria
Patrick Vieira fuori dall’elenco dei convocati per il match contro il Manchester. La decisione presa daJosé Mourinho ha fatto notevolmente arrabbiare il francese che al termine dell’allenamento di ieri pomeriggio ha abbandonato la Pinetina molto contrariato e sorpreso dalla scelta dopo un colloquio di alcuni minuti avuto con il suo allenatore. La sua esclusione è di natura squisitamente tecnica perché l’ex bianconero ha fatto sapere di star bene, di essere pronto per giocare e di non aver più avvertito dolori al tendine d’Achille sinistro che lo ha tormentato per quasi tre mesi. Per Vieira è stata una doccia fredda perché, dopo i sacrifici fatti in Francia per tornare il prima possibile in campo, credeva di essere vicino al top. Sperava di essere titolare già sabato a Bologna ed invece, dopo i 15' nel derby, anche al Dall’Ara ha disputato solo l’ultimo spezzone del match. Quella di Vieira non è l’unica esclusione eccellente visto che neppure Materazzi, Mancini e Jimenez sono stati convocati. Anche loro per scelta tecnica. Matrix, reduce dal recupero dopo un lieve infortunio, credeva di essere almeno in panchina e invece come centrali gli sono stati preferiti Rivas, Chivu, Cordoba e Burdisso. Certo non ha gradito. Mancini e Jimenez, invece, con la tribuna stanno iniziando a prendere confidenza...
Napoli sotto scorta: ostaggio degli ultrà
La bella favola del Napoli di Aurelio De Laurentiis, volato per lavoro a Los Angeles più lontano possibile, rischia di evaporare per una serie di eventi sconcertanti. Il club proiettato verso una dimensione internazionale di colpo è ripiombato in un passato buio, con gli ultrà a dettare legge e la squadra lasciata in ostaggio da una società incapace di farsi rispettare. Ieri sera, dopo tentativi di depistaggio per un incontro che doveva rimanere segreto, un gruppo di rappresentanti delle curve è stato ospitato a Castelvolturno — lì dove ai mass media è stato vietato nell'ultima settimana di seguire persino gli allenamenti — per un incontro con la squadra, col d.g. Pierpaolo Marino che abdica al proprio ruolo e consente un ulteriore precedente incredibile, dopo l'assedio di domenica e la decisione di un ritiro presa dai capi ultrà.
I giocatori sono smarriti, sconcertati per l'incontro «imposto» di ieri sera, impauriti e imbavagliati da una società che impedisce loro di parlare in pubblico, di difendersi dopo essere stati lasciati in pasto a una piazza ora inferocita. Inoltre i silenzi di Marino — unico dirigente con pieni poteri: conferiti dal patron De Laurentiis — a bocca chiusa dalla gara col Bologna, fa sì che all'apparenza tutte le colpe ricadano sul tecnico Reja e sul suo gruppo sfilacciato. Così non si fa altro che peggiorare la situazione sotto il profilo psicologico, con giocatori che da gennaio hanno passato più giorni in ritiro che a casa e che ieri sono stati costretti a ricevere le famiglie come «reclusi» a Castelvolturno, per le poche... ore d'aria concessa. Perché una cosa è giocare male, un'altra minacciare violenze. Idee e capacità non mancano a De Laurentiis, riuscito in 4 anni a rilanciare la squadra dalla C alla A, ma adesso si è a un punto di non ritorno. Per compiere un ulteriore salto di qualità occorre un'organizzazione societaria di ben altro profilo.
I giocatori sono smarriti, sconcertati per l'incontro «imposto» di ieri sera, impauriti e imbavagliati da una società che impedisce loro di parlare in pubblico, di difendersi dopo essere stati lasciati in pasto a una piazza ora inferocita. Inoltre i silenzi di Marino — unico dirigente con pieni poteri: conferiti dal patron De Laurentiis — a bocca chiusa dalla gara col Bologna, fa sì che all'apparenza tutte le colpe ricadano sul tecnico Reja e sul suo gruppo sfilacciato. Così non si fa altro che peggiorare la situazione sotto il profilo psicologico, con giocatori che da gennaio hanno passato più giorni in ritiro che a casa e che ieri sono stati costretti a ricevere le famiglie come «reclusi» a Castelvolturno, per le poche... ore d'aria concessa. Perché una cosa è giocare male, un'altra minacciare violenze. Idee e capacità non mancano a De Laurentiis, riuscito in 4 anni a rilanciare la squadra dalla C alla A, ma adesso si è a un punto di non ritorno. Per compiere un ulteriore salto di qualità occorre un'organizzazione societaria di ben altro profilo.
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